DISCHI FONDAMENTALI  (Letto 193 volte)

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Offline GNFR

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DISCHI FONDAMENTALI
01 Dicembre 2017, 08:45:am
mettete qui gli album che ritenete fondamentali, uno per post,  con una piccola recensione dove spiegate il valore e il perchè "deve" essere ascoltato.  Vale anche per album imporatanti a livello personale, magari che vi hanno ispirato o cambiato la vita anche se non sono "ufficialmente" riconosciuti dalla massa come fondamentali. 

topic serio, difficile, impegnativo. ma credo utile.     spero duri nel tempo.     appena posso (probabilmente  nel weekend) proverò a recensire THE WALL. e far capire la genialità di Waters.



Offline Farmer

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Re:DISCHI FONDAMENTALI
01 Dicembre 2017, 17:48:pm
Giuro che stasera faccio la lista.

Muahmuahmuahmuah

Offline OGEId

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Re:DISCHI FONDAMENTALI
01 Dicembre 2017, 18:45:pm
Giuro che stasera faccio la lista.

Muahmuahmuahmuah

Fai una review, no una lista.

Offline Prof K

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Re:DISCHI FONDAMENTALI
04 Dicembre 2017, 13:54:pm
Manu Chao  Clandestino 1998

Un album conosciutissimo, a livello musicale non so se entrerà mai nella storia, ma nella MIA  senz’ altro sì, NON  ne voglio fare una recensione tecnica, non ne sarei neanche in grado e non mi interessa questo aspetto perché certa musica non va “ ragionata”.

1998, i suoni,  il viaggio, la lontananza da casa, la povertà, l’ amore,  qui c’ è tutto quello che ha caratterizzato un momento della mia vita felicissimo dove pensavo di cambiare il mondo,  questo album ne è il perfetto riassunto.
Non lo ascolto più da tempo ma quando casualmente sento qualche pezzo mi vengono ancora i brividi e sono brividi caldi.


Offline Farmer

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Re:DISCHI FONDAMENTALI
04 Dicembre 2017, 20:39:pm
Mai ascoltato sai? Dico sul serio.. a parte la hit conosciutissima.

Offline Prof K

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Re:DISCHI FONDAMENTALI
04 Dicembre 2017, 20:44:pm
Questo topic è bellissimo, secondo me possono venire fuori tante robe che magari non abbiamo mai considerato o abbiamo dato per scontato.

Offline Farmer

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Re:DISCHI FONDAMENTALI
04 Dicembre 2017, 22:22:pm
Per me un disco fondamentale è senza alcun ombra di dubbio : The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars di Bowie.

Unico, irripetibile, perfetto sotto ogni punto di vista. Il genio di Bowie (che prima e dopo ci ha regalato altrettanti capolavori) in uno splendido affresco di 11 tracce che scorrono via come l'olio. Vibrante ed apocalittico.

Offline Prof K

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Re:DISCHI FONDAMENTALI
05 Dicembre 2017, 07:50:am
Per me un disco fondamentale è senza alcun ombra di dubbio : The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars di Bowie.

Unico, irripetibile, perfetto sotto ogni punto di vista. Il genio di Bowie (che prima e dopo ci ha regalato altrettanti capolavori) in uno splendido affresco di 11 tracce che scorrono via come l'olio. Vibrante ed apocalittico.
mi chiedo se mai potranno ancora esistere genialità di questo tipo

Offline Farmer

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Re:DISCHI FONDAMENTALI
05 Dicembre 2017, 09:05:am
mi chiedo se mai potranno ancora esistere genialità di questo tipo

Ne dubito. Quelli sono stati anni geniali, quelli sono stati artisti geniali. Dopo è venuto molto altro ma mai fino a quel livello. Un po’ come l’età del rinascimento per l’arte.

Offline F is for Fake

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Re:DISCHI FONDAMENTALI
05 Dicembre 2017, 09:20:am
Un po’ come l’età del rinascimento per l’arte.

paragone che non ci sta.

Offline OGEId

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Re:DISCHI FONDAMENTALI
05 Dicembre 2017, 10:36:am
La mia recensione personale è il disco che ha fatto da spartiacque per il personaggio più amato ed odiato nella musica italiana.
Parlo ovviamente di Vasco Rossi e dell’album “Colpa d’Alfredo”.
Lo definisco album spartiacque per un motivo preciso: arriva dopo i due dischi d’esordio (“ma cosa vuoi che sia una canzone” e “albachiara”), e immediatamente prima del Vasco nelle nuove vesti di portavoce della “generazione di sconvolti” italiana di “siamo solo noi”.
In colpa d’alfredo siamo nel mezzo.
È il momento in cui Vasco si “rende conto”. Il momento in cui trova il giusto compromesso tra quello da cui proviene (il mondo cantautorale) e quello che vuole diventare, e che troverà la massima definizione passando da siamo solo noi e vado al massimo per consacrarsi in “vita spericolata”.
Nella voce portata agli eccessi di “susanna”, “sensazioni forti”, dell’improbabile “alibi”, di “asilo republic” e della title track “colpa d’alfredo” Vasco Rossi trova la chiave che di li a poco lo condurrà al successo. Individua un target di persone che sono pronte a recepire il sul “messaggio”.
Da qui Vasco comincia a diventare sempre più ironico, aggressivo. E si discosta dai toni intimistici, quasi introversi che hanno caratterizzato i suoi esordi affidandosi sempre di più alle chitarre di Maurizio Solieri e Massimo Riva che proprio in questo periodo su idea di Guido Elmi diventano il gruppo fisso di Vasco Rossi. Per il tour di “Colpa d’Alfredo” nasce dunque la Steve Rogers Band con la quale, ormai calato nel nuovo e definitivo Vasco Rossi, il ragioniere di Zocca si esibisce a Domenica In dando il via alla diatriba con il giornalista Nantas Salvalaggio che gli darà del drogato e gli darà quella giusta dose di cattiveria necessaria a convincerlo a percorrere quella strada.
Colpa d’alfredo ha un’immediatezza spiazzante. Da l’impressione di essere stato scritto in poche ore, in un eccesso di creatività istintiva che non passa solo dalle chitarre. Uno dei punti più alti passa da “anima fragile”, una ballata nella quale un pianoforte, da solo, accompagna la voce del cantante che passa dalle sue connotazioni più dolci al risvolto finale, rabbioso, incredulo, frustrato.
La canzone è scritta per il padre, morto solo un anno prima.
Personalmente nel 1980 ero piccolo.
Quando mi sono reso conto di quello che ascoltavano le persone ero più grande, ma le radio non facevano che passare “brava giulia”. Era il 1987 e continuavo a chiedermi chi minchia fosse questa Giulia e che minchia dovesse fregarmene. E così decisi che auesto vasco rossi decisame te non mi piaceva. Anzi. Mi stava proprio sul cazzo. Litigai pure con un amico, ricordo, liquidai la questione e non ci pensai più.
Poi venne il 1989 e poi il 1990. E tu continuavano a parlare di questo vasco rossi. Le radio passavano le sue canzoni e videomusic i suli video. Tutti parlavano dei suoi trionfi. Dischi d’oro, SanSiro... boh. Niente. Vasco Rossi continuava a non piacermi.
Fu solo nel 1992 che ammisi che c’era una canzone che mi piaceva. Era “Ciao”. L’avevo sentita alla radio.
In un negozio in cui affittavano cd, “giogió”, dalle parti del duomo di milano, decisi che volevo quella canzone.
Ma non sapevo che nella discografia di Vasco ci sono due “ciao”.
E quel giorno del 1992 sbagliai.
Presi “ma cosa vuoi che sia una canzone”, il primo album, leggendo “ciao”. Avrei scoperto solo a casa che questa “ciao” era un pezzo strumentale di solo piano.
Ma non ebbi molto tempo di occuparmene.
Perchè passai i tre giorni di noleggio non capacitandomi del mondo che mi si era aperto nell’ascoltare la traccia numero due dell’altro cd che avevo affittato.
Nel 1987 non sapevo chi fosse giulia.
Ma nel 1992 volevo sapere tutto di questo “negro” col macchinone. Questo africano che non parla neanche bene l’italiano.
Non per colpa, ma per merito.. grazie ad Alfredo passai un bel 1992.




Offline Farmer

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Re:DISCHI FONDAMENTALI
05 Dicembre 2017, 13:10:pm

Offline GNFR

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Re:DISCHI FONDAMENTALI
05 Dicembre 2017, 16:09:pm
La mia recensione personale è il disco che ha fatto da spartiacque per il personaggio più amato ed odiato nella musica italiana.
Parlo ovviamente di Vasco Rossi e dell’album “Colpa d’Alfredo”.
Lo definisco album spartiacque per un motivo preciso: arriva dopo i due dischi d’esordio (“ma cosa vuoi che sia una canzone” e “albachiara”), e immediatamente prima del Vasco nelle nuove vesti di portavoce della “generazione di sconvolti” italiana di “siamo solo noi”.
In colpa d’alfredo siamo nel mezzo.
È il momento in cui Vasco si “rende conto”. Il momento in cui trova il giusto compromesso tra quello da cui proviene (il mondo cantautorale) e quello che vuole diventare, e che troverà la massima definizione passando da siamo solo noi e vado al massimo per consacrarsi in “vita spericolata”.
Nella voce portata agli eccessi di “susanna”, “sensazioni forti”, dell’improbabile “alibi”, di “asilo republic” e della title track “colpa d’alfredo” Vasco Rossi trova la chiave che di li a poco lo condurrà al successo. Individua un target di persone che sono pronte a recepire il sul “messaggio”.
Da qui Vasco comincia a diventare sempre più ironico, aggressivo. E si discosta dai toni intimistici, quasi introversi che hanno caratterizzato i suoi esordi affidandosi sempre di più alle chitarre di Maurizio Solieri e Massimo Riva che proprio in questo periodo su idea di Guido Elmi diventano il gruppo fisso di Vasco Rossi. Per il tour di “Colpa d’Alfredo” nasce dunque la Steve Rogers Band con la quale, ormai calato nel nuovo e definitivo Vasco Rossi, il ragioniere di Zocca si esibisce a Domenica In dando il via alla diatriba con il giornalista Nantas Salvalaggio che gli darà del drogato e gli darà quella giusta dose di cattiveria necessaria a convincerlo a percorrere quella strada.
Colpa d’alfredo ha un’immediatezza spiazzante. Da l’impressione di essere stato scritto in poche ore, in un eccesso di creatività istintiva che non passa solo dalle chitarre. Uno dei punti più alti passa da “anima fragile”, una ballata nella quale un pianoforte, da solo, accompagna la voce del cantante che passa dalle sue connotazioni più dolci al risvolto finale, rabbioso, incredulo, frustrato.
La canzone è scritta per il padre, morto solo un anno prima.
Personalmente nel 1980 ero piccolo.
Quando mi sono reso conto di quello che ascoltavano le persone ero più grande, ma le radio non facevano che passare “brava giulia”. Era il 1987 e continuavo a chiedermi chi minchia fosse questa Giulia e che minchia dovesse fregarmene. E così decisi che auesto vasco rossi decisame te non mi piaceva. Anzi. Mi stava proprio sul cazzo. Litigai pure con un amico, ricordo, liquidai la questione e non ci pensai più.
Poi venne il 1989 e poi il 1990. E tu continuavano a parlare di questo vasco rossi. Le radio passavano le sue canzoni e videomusic i suli video. Tutti parlavano dei suoi trionfi. Dischi d’oro, SanSiro... boh. Niente. Vasco Rossi continuava a non piacermi.
Fu solo nel 1992 che ammisi che c’era una canzone che mi piaceva. Era “Ciao”. L’avevo sentita alla radio.
In un negozio in cui affittavano cd, “giogió”, dalle parti del duomo di milano, decisi che volevo quella canzone.
Ma non sapevo che nella discografia di Vasco ci sono due “ciao”.
E quel giorno del 1992 sbagliai.
Presi “ma cosa vuoi che sia una canzone”, il primo album, leggendo “ciao”. Avrei scoperto solo a casa che questa “ciao” era un pezzo strumentale di solo piano.
Ma non ebbi molto tempo di occuparmene.
Perchè passai i tre giorni di noleggio non capacitandomi del mondo che mi si era aperto nell’ascoltare la traccia numero due dell’altro cd che avevo affittato.
Nel 1987 non sapevo chi fosse giulia.
Ma nel 1992 volevo sapere tutto di questo “negro” col macchinone. Questo africano che non parla neanche bene l’italiano.
Non per colpa, ma per merito.. grazie ad Alfredo passai un bel 1992.


bella ogeid!!   stavo parlando di questo tipo di descizioni!!!  e soprattutto grande album!!